martedì 20 ottobre 2009

ALFIO E LA TOLLERANZA CONVENIENTE - Favola - parte 3 di 3

Alfio si è svegliato molto preoccupato stamattina, ha chiesto per favore di essere accompagnato a scuola. Solo che tutti i ragazzi hanno chiesto la stessa cosa e per strada c’è un ingorgo allucinante. Bisogna andare a piedi. In classe per un po’ trema impaurito senza osare fare o dire nulla. Poi vedendo che le cose procedono normalmente, piano piano, Alfio si rilassa. Proprio alla fine dell’ultima ora il discorso cade sul lavoro.
“Che lavoro vorreste fare da grandi?”
Anche Alfio si sente di dare il suo parere. Non farebbe mai lavori faticosi preferisce lavori dove usare la mente avvocato, scienziato, forse astronauta:
“Insomma, tutto meno che lavorare in fabbrica.” chiosa sorridendo.
Il rientro a casa è difficoltoso a causa del caos nelle strade. Quando si siede a tavola sente che il telegiornale annuncia che tutti gli operai sono usciti dalle fabbriche: nessuno vuole più lavorarci lì dentro. “Basta fatica io voglio fare l’avvocato!” “Anche io, o almeno l’astronauta!”
Il papà smette di far rumore mangiando la minestra si alza in piedi e annuncia:
”Anche io voglio fare l’astronauta, o almeno l’avvocato”
“E perché io no?” sia aggiunge la mamma.
“Anche io l’avvocato, anche io!” la sorella più piccola
Il rumore che viene dalla strada è assordante. Tutti di corsa ad affacciarsi al balcone. Una folla incredibile riempie le strade urlando slogan
“Vo-glia-mo fa-re l’avvo-ca-to! Vo-glia-mo fa-re l’avvo-ca-to!”
E sempre più gente esce dai portoni unendosi agli altri e cominciando ad gridare a loro volta. Quando anche i suoi genitori si uniscono al coro Alfio capisce che davvero non ne può più. Corre alla ricerca del cappello con l’elica se lo mette in testa e con un colpo di dito fa girare l’elica al contrario.

“Già qui? Sei tornato prima del previsto.”
Il mago sta facendo la scarpetta nel piatto che prima era pieno di caponata.
“Come è andata?” il sorriso beffardo dimostra che già conosce la risposta. La faccia di Alfio è abbastanza eloquente. Quello però si diverte a provocarlo.
“Sei rimasto sconvolto vero?”
Alfio riesce solo ad annuire
“Se vuoi posso farti provare il mondo dove ognuno la pensa rigorosamente in modo diverso da ogni altro.”
“E come è?”
“Non lo so, nessuno è mai ritornato indietro a raccontarlo. Per me li hanno fatti fuori tutti. A proposito ormai è quasi scaduto il tempo, il minestrone è pronto. Lo scambio con tua madre avverrà tra pochi secondi, ne approfitto per salutarti, tre … due … uno …ciao!”
Con un Pof! da fumetto il mago scompare e al suo posto riappare la mamma con uno sguardo piuttosto stranito.
“Ciao mamma.”
“Ciao Alfio, scusami credo di essermi addormentata in piedi mentre cucinavo. Non mi era mai successo. Ho addirittura sognato.”
“Ah si? E cosa hai sognato?”
“Una cosa piuttosto curiosa. Ero vestita come il comandante di una nave e stavo davanti al timone. Gli altri da fuori continuavano a farmi segnali e a gridare qualcosa come aisberg! aisberg ma io non li capivo, mica parlo l’inglese.”
“Mamma ma che nave era?”
“Molto grande. Si chiamava come quella del film che guardavamo l’altra sera e che poi non sono riuscita a finire, mi sono addormentata a metà.”
“Mamma, ma quello era Titanic!”
“Ecco giusto! Così si chiamava la nave. Che strano sogno.”
Il giorno dopo Alfio è a scuola. Appena entra in classe va subito verso una bambina con le trecce.
“Ciao Sara, voglio fare pace con te e diventare amico.”
“Non ci penso neanche lontanamente!”
“Grazie, Sara, grazie davvero di cuore.” Le fa Alfio con il sorriso più ampio e brillante che abbia mai fatto.
(fine)

lunedì 19 ottobre 2009

ALFIO E LA TOLLERANZA CONVENIENTE - Favola - parte 2 di 3

Alfio apre gli occhi e si trova a scuola. La campanella suona e si deve entrare in classe. E il mago? Il mago deve averlo sognato, dai su, entrare in classe. Sara è già al suo posto e Alfio non riesce ad evitare una smorfia di disappunto. Ecco la professoressa che subito comincia con l’appello. Oggi è davvero una bella giornata, fuori c’è un sole primaverile che chiama ad uscire e a correre sul prato.
“Scusi prof. Posso aprire la finestra? Oggi fa davvero caldo.”
“Per me va bene, Alfio. Oggi fa davvero caldo. Chiediamo anche ai tuoi compagni. Va bene per voi?”
Un coro di “Siiiiiiii!”
Alfio si alza con un sorriso e va alla finestra. La spinge tutta di lato mentre il sole lo illumina.
“Che giornata, prof. Sarebbe davvero bello andare a fare lezione sul prato.”
“Per me va bene, Alfio. Lezione sul prato all’aria aperta. Vediamo che ne pensano i tuoi compagni. Andiamo fuori a fare lezione?”
Altro coro di “Siiiiiii!”
Alfio non crede alle sue orecchie. Tutti pronti con quaderni e astucci per andare fuori a fare lezione. Nell’atrio il preside si stranisce nel vedere la classe che si appresta ad uscire.
“Ma che succede qui?”
“Preside, stavamo per iniziare quando Alfio mi ha fatto notare che con una giornata così sarebbe stato bello fare lezione sul prato. E quindi …”
“Giusto, con una giornata così. Andate pure nel prato qui di fronte.”
I ragazzi entusiasti corrono a sedersi sul prato mettendosi in cerchio intorno all’insegnante. Pronti, con le penne in mano, per il dettato, si scambiano sorrisi tra loro. Alfio ci pensa su, il sole, il prato, i ragazzi:
“Prof e, se invece, della lezione facessimo una bella partita a pallone?”
“Per me va bene Alfio, basta che io faccia l’arbitro. Per voi va bene ragazzi?”
Terzo coro di “Siiiii!”
Fatte le squadre, palla al centro tutto è pronto per iniziare, quando una massa di ragazzini urlanti esce dalla scuola e invade il prato coprendolo completamente. Alla testa il preside urlante di gioia anche lui.
“Avete proprio ragione. Una giornata così non si può fare lezione in classe. Ho fatto venire tutti qui sul prato.”
Addio partita di calcio. Non rimane neanche un piccolo angoletto per giocare a morra cinese. Alfio ci rimane malissimo, si può solo tornare in classe e fare lezione normalmente.
Per fortuna dopo un po’, come tutte le mattine, suona la campanella della ricreazione. Alfio adora le pizzette che porta Gigino il fornaio.
Quando mangia una di quelle pizzette si sente in estasi. Via a comprare la merenda. Ma tutti i ragazzi si muovono all’unisono, tutti insieme si presentano da Gigino e tutti, ma proprio tutti vogliono la pizzetta. Niente bombe, niente cornetti, niente tramezzini. Solo pizzette che chiaramente finiscono subito e Alfio rimane a bocca asciutta. Quando torna in classe è decisamente contrariato, anzi proprio nervoso. Fortuna che in classe c’è Melissa che gli piace da matti. Con quei capelli color miele pieni di boccoli morbidi che deve essere una delizia accarezzare. E quegli occhi verdi, grandi e intensi che quando lo guardano lo fanno diventare tutto liquido dentro. Melissa così bella che qualche volta se la sogna anche di notte. Quando si innervosisce la guarda più del solito. La fissa anche quando suona la campanella, mentre indossa il cappotto e lo zaino pronta per uscire. Alfio ancora non ha trovato il coraggio di farsi avanti e per ora si limita a camminarle dietro mentre escono di scuola per inebriarsi del suo profumo. Ma oggi che succede? Tutti i ragazzi vogliono camminare dietro Melissa.
“Ma che avete da spingere tutti?”
“Come sarebbe? E che ti credi che Melissa piace solo a te?”
“Ma perché piace pure a tutti voi?”
“Siiiiiii!” e questa volta sentire il coro di tutti i maschietti, e pure di un paio di ragazze proprio non lo rende felice, anzi.
Quando torna a casa è più arrabbiato del solito. Per fortuna oggi il papà lo porta alla partita. Gioca la sua squadra del cuore, il derby
cittadino. Alfio indossa la sciarpa verde-fucsia con lo stemma, cappello con gli stessi colori. Pure il papà è vestito allo stesso modo.
Mentre si recano allo stadio in macchina cantano i cori che ripeteranno allo stadio. Che bello vede dappertutto persone con le stesse sciarpe, gli stessi cappelli e le stesse bandiere. Tutto verde-fucsia. Solo verde-fucsia. Forse quella strada che stanno percorrendo porta ad un settore dello stadio solo per i tifosi di una squadra. Ma si certo.
Alè forza gladiatori verde-fucsia. Portate in alto i nostri colori. Finalmente sale le scale della tribuna e quando accede agli spalti tutto lo stadio è verde-fuscia. Bellissimo… però. Possibile che non ci siano i tifosi dell’altra squadra? Neanche una bandiera ciano- magenta tigrata? Strano. Alfio guarda il papà che sorride e non vede il filo di inquietudine negli occhi del figlio. Mancano pochi minuti all’inizio. Scendono in campo i giocatori verde-fucsia a fare riscaldamento. Tripudio di Bandiere. Cori, trombe e tutto il sacro repertorio, insomma. Ma dell’altra squadra nessuna traccia. Quando ormai sono passati venti minuti da quello che doveva essere l’inizio della partita un annuncio dagli altoparlanti. Il match non si potrà giocare perché tutti i membri dell’altra squadra, dal presidente all’allenatore, dai calciatori ai massaggiatori, per non parlare dei sostenitori organizzati e non, sono diventati tifosi verde-fucsia. Quindi non c’è nessuno contro cui giocare!
Per cui si passerà il pomeriggio a sventolare le bandiere e a cantare i cori con il karaoke sul grande display dello stadio. A seguire proiezione degli allenamenti della squadra.
Alfio è decisamente deluso. Il papà se ne accorge e, mentre escono dallo stadio, gli chiede cosa vuole fare per divertirsi un po’. Alfio sceglie la combinazione pizza e cinema, che c’è il nuovo film di animazione in 3D tanto reclamizzato.
Una parola. Tutti hanno deciso di andare a mangiare la pizza e, neanche a dirlo, di andare a veder lo stesso film. Impossibile sedersi ad un tavolo con tovaglia di carta in attesa di una margherita con mozzarella di bufala ed impossibile trovare i biglietti per qualunque spettacolo. Un incubo per il povero Alfio.
(continua)

ALFIO E LA TOLLERANZA CONVENIENTE - favola - parte 1 di 3

Alfio ritorna a casa arrabbiato come al solito. Sbatte la cartella sul divano, ci ammucchia sopra cappello e cappotto ed entra in cucina strascicando i piedi nel tentativo di far più rumore possibile. Si getta su una sedia, prende la faccia tra i pugni e bofonchia:
“Quella stupida di Sara, non mi da mai retta. Nessuno mi da mai retta in quella classe. Sono tutti stupidi!”
Non ricevendo replica, Alfio si decide a guardare più in là del suo naso e si accorge che davanti ai fornelli la mamma non c’è. La porta del frigo è aperta e qualcuno sta rovistando dentro.
“Mamma mi hai sentito? Ti stavo dicendo che sono arrabbiatissimo che quella stupida di …. E tu chi sei ?”
Quello che gli è apparso da dietro la porta del frigo non somiglia proprio alla mamma. La faccia è quella di un signore di mezza età con gli occhiali appoggiati sulla punta di un naso lungo e un po’ curvo con capelli lunghi grigi e ispidi raccolti in un codino. Ma la cosa più strana è il suo vestito. Sembra uscito da una delle fiction che piacciono tanto alla mamma con le principesse con i vestiti ampi, sempre pronte a piangere mentre salgono e scendono da carrozze guidate da gente con il cappello a tricorno in testa.
“Forse ne stanno girando una da queste parti” pensa Alfio
Il signore gli fa un inchino e un bel sorriso.
Poi si siede a tavola mentre continua a mangiare una coscia di pollo fredda trovata durante la sua ricerca nel frigo.
“Chi sono io? Beh è facile da spiegare, sono un mago!”
“Come sarebbe? E mia madre dove?”
“Considerato quello che è successo ne deduco che sia una specie di maga anche lei.”
“Mia mamma una maga?”
“Si ma involontaria. Ci ho ragionato fino a poco fa e credo di aver capito cosa è successo. Vedi, tua mamma stava preparando il minestrone tentando una variante personale sulla ricetta classica. Evidentemente la combinazione di elementi che ha usato ha scatenato questo scambio crono-spaziale. Insomma ci siamo invertiti i nostri rispettivi posti nello spazio e nel tempo.”
“E adesso? Che succede?”
“Nulla stai tranquillo. E’ solo una cosa temporanea. Succede non così di rado mentre le massaie preparano il minestrone. Ho già scritto un saggio sull’argomento. Vedi la mia è una teoria rivoluzionaria che spiega il motivo per cui sono accaduti alcuni eventi storici di cui non si è mai capito bene la ragione. Io credo – gli fa il tipo bisbigliando nell’orecchio di Alfio - che siano proprio da attribuire a questi fenomeni fisico-gastronomici per cui paffute massaie si sono trovate all’improvviso a capo di eserciti o al comando di navi e navicelle, ma questo te lo racconto un’altra volta. A giudicare dal grado di cottura del minestrone la cosa dovrebbe durare al massimo un paio d’ore. Un po’ di pazienza, quindi. Fame?”
“No. Niente fame, sono troppo arrabbiato.”
“Ho sentito. Bravo il signorino che sbatte le cose a destra e a sinistra. E solo perché qualcuno la pensa diversamente da te.”
“Vorrei vedere te al posto mio. Sempre a discutere con quegli stupidi. Io gli spiego cosa fare per il bene di tutti e loro non capiscono. Sono stupidi!”
“Stupidi? Dovresti ringraziarli invece.”
“Ringraziarli?”
“Certo. Tu non ti rendi conto di che fortuna sia.”
“Fortuna? Una fortuna che nessuno mi dia mai retta? Che nessuno la pensi come me? Mi prendi anche in giro?”
“E’ una vera fortuna che ognuno la pensi come vuole.”
“Ma se ognuno pensa come vuole come si fa a fare qualunque cosa? Diventa difficilissimo. Ci vuole uno che decide per forza e se tutti la pensassimo alla stessa maniera sarebbe molto più conveniente.”
“Questa è una stupidaggine. I miei studi magico-socio-economici hanno dimostrato inequivocabilmente che la tolleranza è molto conveniente, anzi è l’unica strada conveniente.”
“Questa invece sembra davvero una stupidaggine.”
“Tu sei di quelli testoni, ma testoni sul serio vero? Va bene non starò qui a spiegartelo che tanto non capiresti ma se vuoi ti posso far vivere in un mondo dove tutti la pensano come te.”
“Davvero? Non è che mi prendi in giro sul serio?”
“Assolutamente no. Ti ho detto che sono un mago, giusto? Veramente sono qualcosa di più complesso, dico mago per non dover troppo spiegare. Comunque se proprio vuoi provare ti farò fare questa esperienza.”
“E come si fa?”
“Facile. Mettiti in testo questo cappello con l’elica. Ecco ... così. questa è una specie di macchina del tempo interdimensionale che ti proietterà in un mondo come hai desiderato. Farai questo salto dove rimarrai finche vuoi e poi ritornerai qui diciamo tra cinque minuti il tempo che io mi mangi quella caponatina che ho visto in frigo. Metto a punto l’elica… e via ci vediamo tra cinque minuti!”
(continua)

mercoledì 23 settembre 2009

LA BELLA CETRIOLINA ( parte 2 di 2)



Bortolo non trovò di meglio che rivolgersi di nuovo alla zia Camillamolla, che era quella che da sempre in famiglia dispensava consigli a tutti e su tutto. La zia lo tranquillizzò consigliandolo di aprire un negozio di parrucchiere:
“Caro il mio Bartolino, qui nel bosco non c’è nessuno che sappia curare i capelli di una signora. Apri un bel negozio, diventa un bravo parrucchiere e fatti una bella clientela. Vedrai che, prima o poi, anche Cetriolina verrà a farsi lavare i capelli da te e allora …..”
Il sorriso che illuminò il volto di Bortolo rimase ancora per un istante nell’aria mentre lui si precipitò ad organizzare il tutto. Visto che il bosco non si trovava in Italia ma nel paese delle fiabe, il negozio di parrucchiere venne aperto la settimana dopo. Bortolo aveva un sacco di difetti, ma si rivelò un bravissimo parrucchiere e in poco tempo si fece una clientela numerosa e dovette prendere anche delle aiutanti. Un giorno finalmente si presentò la bella Cetriolina e Bortolo capì che era giunta la sua grande occasione. Ormai si faceva chiamare Lollo e parlava con un falsissimo accento francese che però alterava la sua voce. Era sicuro che Cetriolina non avrebbe riconosciuto nell’elegante parrucchiere il giovane che trovava tanto antipatico. Fece accomodare la cliente nella migliore poltrona e cominciò a servirla personalmente. Le accarezzò i capelli facendole i complimenti per la morbidezza ed il colore. Erano già belli ma con uno shampoo fatto con il suo prodotto speciale sarebbero diventati irresistibili. Cetriolina, che aveva deciso di affrontare una volta per tutte il suo bel pompiere, voleva essere al massimo del suo splendore e fu ben lieta di farsi convincere. Bartolo, anzi Lollo intanto organizzò tutto, fece uscire le aiutanti a cui ordinò di portarsi fuori le clienti con la scusa di provare un effetto di acconciature con immersione nell’ambiente naturale. Era ormai famoso per i suoi esperimenti e le clienti accettarono con entusiasmo. In realtà voleva rimanere solo con Cetriolina così quando le avrebbe messo al pozione miracolosa sulla testa l’unica persona che avrebbe potuto vedere per prima sarebbe stata la sola presente nel salone, cioè lui. Che genio che era. Fremeva tutto contento, e dopo aver inumidito i capelli della ragazza che con gli occhi chiusi si abbandonava alle sue cure, prese la pozione e cominciò a versarsela in una mano. Quanto ne sarebbe occorsa? Voleva essere sicuro. Aveva detto poche gocce, ma basteranno? Ancora un po’, ancora. Voglio essere sicuro, ancora. Alla fine mise più di metà boccetta sulla testa della ragazza e cominciò a fregare i capelli massaggiando il cuoio capelluto. Anche lui chiuse gli occhi per assaporare quei momenti, gustandoli attimo per attimo, già si vedeva abbracciato a lei mentre si guardano occhi negli occhi, le labbra che si avvicinano, sempre di più, piano, piano fino a che si toccano e lui finalmente poteva sentire sulle labbra il sapore di schiuma… schiuma? Come schiuma? Bartolo spalancò gli occhi e si accorse che tutto il suo locale era invaso dalla schiuma che ormai arriva fino ai suoi capelli. Anche Cetriolina gridò di spavento vedendosi sommersa da quella montagna di soffice bianchezza.
“Aiuto! Aiuto!”
Fuori le aiutanti di Lollo e le clienti si accorsero di quello che stava succedendo. Fortuna che i pompieri stavano lì vicino e arrivarono in un attimo. Ignazio davanti a tutti, qualcuno gli ha detto che Cetriolina è in pericolo. Sfondò la porta e, senza indugio, si tuffò nella schiuma. Lasciandosi guidare dalla voce della ragazza, la raggiunse e la portò fuori in braccio in mezzo al prato.
“Via lasciateli soli che lei ha bisogno di aria”
Aria, giusto. Ignazio, pompiere provetto, aveva seguito anche il corso di pronto soccorso con tanto di esame superato con il massimo dei voti. Respirazione bocca a bocca, allora. Cetriolina aprì gli occhi in quel momento e la prima persona che vide fu proprio Ignazio mentre si chinava per farle una respirazione da manuale. Che magnifica opportunità. Lei la trasformò in un bacio appassionato. Ignazio, per un attimo sorpreso ricambiò con ardore.
Applausi liberatori di tutti che non vedevano l’ora che questi due si decidessero. Bartolo-Lollo intanto era uscito dal suo locale, pieno di schiuma e con le lacrime agli occhi. Zia Camillamolla lo prese sotto braccio e lo consolò:
“Su, nipotino che hai da fare quella faccia? E’ andato tutto bene no?”
“Come sarebbe? Cetriolina sta lì nelle braccia di Ignazio e io rimango senza niente”
“Senza niente? Non direi proprio. Per correre dietro a quella ragazzina hai messo in piedi un bel negozio di parrucchiere ben avviato ormai e tu sei un artista dell’acconciatura molto ricercato. Niente male per uno che prima era uno sfaccendato che credeva di essere il principe degli gnomi ubriachi. E poi…”
“E poi?” chiese Bartolo che aveva ripreso a sorridere
“Hai sempre da parte la tua pozione. Aspetta che arrivi una bella ragazza nel tuo negozio e stavolta … attento al dosaggio!”
(fine)

martedì 22 settembre 2009

LA BELLA CETRIOLINA( parte 1 di 2)

La bella Cetriolina, dolce e paffuta, amava andare a pescare allo stagno delle Rane Paciose. Appena aveva un po’ di tempo libero, canna da pesca, cappello di paglia, cestino della merenda, e via di corsa sulla riva. In realtà lei non pescava affatto, si limitava a buttare in acqua la lenza a cui, invece dell’amo e dell’esca, attaccava un cartellino con su scritto “ciao!”, che ai pesci Cetriolina voleva bene. Si stendeva sull’erba, mangiando lentamente mentre leggeva romanzi d’amore o guardava passare le nuvole. Se qualcuno veniva a salutarla con l’intenzione di mettersi a chiacchierare, lei gli faceva:
“Shhht! - mettendo il dito davanti la bocca e poi aggiungendo sottovoce - Zitto! Mi spaventi i pesci”.
E quello era costretto a rinunciare. Il sistema funzionava e Cetriolina si godeva il suo relax. Almeno sino a quando Bortolo, il principe degli gnomi beoni o almeno lui si definiva così, si invaghì di lei e cominciò a corteggiarla. Quello non lo sopportava proprio, non riusciva a stare zitto. E poi lei era innamorata di Ignazio il pompiere, di cui amava gli occhi grandi e buoni, i modi educati, e soprattutto la sua timidezza, infatti Ignazio non parlava mai o quasi. Lui sì, che sarebbe stato perfetto per lei, chissà che belle giornate in riva allo stagno avrebbe potuto passare insieme, lei, lui e i pesci. Solo che la sua timidezza gli impediva di manifestare il suo amore. Lei era sicura che lui l’amasse ma non osava prendere l’iniziativa per paura di spaventarlo.
Bortolo, sfrontato e sfaccendato, era invece uno che non si tirava indietro ed era anche molto insistente, tanto che Cetriolina, per non vederlo, fu costretta a sospendere le sue gite allo stagno. Bortolo però non intendeva rinunciare, perché diceva in giro da sempre che nessuna aveva saputo dirgli di no e continuò a cercarla per parlare con lei. Nulla da fare, la ragazza era tanto ostinata a rifiutarsi anche solo di scambiare un saluto che il povero Bortolo diventò triste. E non è una bella cosa da vedere, un presunto principe degli gnomi ubriachi in piena crisi depressiva. Dietro consiglio della zia Camillamolla, andò a consultare un mago che, a sentire la zia, sicuramente avrebbe potuto aiutarlo. Si presentò cosi nello studio del grande Zuppaduva, famoso mago e incantatore, creatore di filtri magici e stornelli da serenata. Il ragazzotto spiegò il suo problema: questa bella ragazza non lo filava per nulla, forse a causa della sua bassa statura, forse del viso non proprio perfetto, forse per il fisico non proprio atletico, e qui fece una pausa sperando che il mago lo interrompesse ma quello sembrava seguisse la sua esposizione annuendo e basta. Poi il grande Zuppaduva iniziò una filippica interminabile, almeno così sembrò a Bortolo sulla amore tra due ragazzi giovani e belli, tra una ragazza giovane e bella e un ragazzo neanche troppo giovane che al massimo, con un eufemismo spericolato, si può definire un tipo, tra una ragazza giovane, bella e simpatica e un ragazzo che è meglio pestare una caccola di muflone che incontrarlo, tra una ragazza giovane, bella, simpatica, ed educata e un giovane che pensa che infilarsi un dito nel naso sia un modo divertente per dimostrare la propria disinvoltura, insomma non la finiva più. Si era infatti addormentato quando Zuppaduva lo svegliò scuotendogli il braccio per riprendere dal punto dove era arrivato, poi però il mago, rifletté meglio e rinunciò perché si era ricordato del frastuono che faceva quel tipo russando e quindi passò subito alle due possibili soluzioni: la prima intervenire sull’aspetto estetico del soggetto interessato e sulla personalità attraverso lunghe sedute in palestra e lezioni di stile ed eleganza, la seconda preparare una pozione che scateni l’amore tra i due soggetti. Bortolo ci rifletté a lungo, più o meno un nano secondo e decise che la seconda era senz’altro la migliore. Il mago borbottò tra se facendo il preventivo che poi presentò al cliente il quale deglutii, sbarrò gli occhi ma rimase deciso: si realizzi la magica pozione. Il mago studiò il caso, analizzò, verifico gli ingredienti e alla fine uscì dal laboratorio con una boccetta e le istruzioni d’uso: la potentissima pozione doveva essere messa sulla testa del soggetto, il quale, non appena avrebbe sentito gli effetti si sarebbe innamorato della prima persona che avrebbe visto.
“Sulla testa?” fece Bortolo ”Ma in nessuna fiaba si è mai sentito!”
“E in questa si!” chiuse il mago mettendola alla porta.
(continua ...)

giovedì 17 settembre 2009

QUESTIONE DI LINGUAGGIO (parte 2 di 2)

Due mesi dopo Walter è un uomo felice, anzi è più che un uomo, un uomo-computer. Si sente sicuro di se e dei suoi mezzi, tutto l’approccio alla realtà è cambiato e qualunque problema lo affronta con un programma adatto. Niente più imbarazzi per lui. Ogni questione è analizzata a fondo e la decisione viene presa in tempi rapidissimi. All’inizio ci sono stati piccoli problemi per qualche programma che si impallava impedendogli anche di svolgere alcune normali funzioni fisiologiche in modo corretto, ma poi tutto è andato per il meglio. Quelli dell’Agenzia sono soddisfatti e lo hanno portato in giro in riunioni aperte soltanto ad un pubblico estremamente selezionato a cui presentare il prodotto. Sembra che abbiano avuto molte prenotazioni. Qualche fastidio è rimasto. L’aggiornamento del software avviene attraverso delle pillole di bio-hardware piuttosto consistenti che il “maresciallo” gli consegna ogni volta promettendo che stanno studiando come ridurre le dimensioni, solo che mentre lo dice non riesce a smettere di ridere.
Il bio-hardware per funzionare usa l’elettricità del corpo quindi non deve sovraccaricarsi mentre lo usa e a volte si sente veramente scarico. Il “maresciallo” gli ha confidato che avevano pensato di inserire uno spinotto nel retto opportunamente adattato per inviargli un po’ di energia direttamente alla base della colonna vertebrale ma poi hanno rinunciato non sa bene perché. Walter, comunque, ne era contento e preferiva tenersi la spossatezza. Anche nella vita privata è un successo. Quando incontra Lorena riesce a comportarsi con la stessa sicurezza e padronanza che aveva nelle chat e ormai si frequentano assiduamente. Lui le ha mostrato la sua velocità di scaricamento di file musicali e cinematografici da internet e lei ne è rimasta incantata. Mentre fanno l’amore Lorena può scegliere di ascoltare una serie di brani usando i suoi capezzoli come i comandi di un iPod. Walter è davvero un uomo felice.
Salto temporale di sei mesi. I viaggi per le performance con il “maresciallo” sono diradati di molto, anzi da un mese non viene più contattato. Quando qualche programma si impalla e cerca di contattare l’agenzia lo fanno attendere in linea sempre più tempo. Oggi due ore e poi la linea è caduta definitivamente. Walter è esasperato ormai e si reca direttamente nella sede del primo incontro. Nel club c’è la porta aperta, stanno facendo le pulizie. Entra deciso e si dirige nel retro dove tenta di azionare la porta scorrevole ma inutilmente. In preda ad una crisi di nervi comicia ad urlare, a battere i pugni ed a prendere a calci la porta. Improvvisamente i pannelli scorrevoli si aprono mostrando due individui vestiti con un completo scuro, occhiali da sole e auricolare. Uno dei due porta scarpe da donna. Walter capisce al volo e si precipita fuori di corsa.
Proprio sull’ingresso va a sbattere contro qualcuno che stava entrando. Finiscono a terra, l’altro impreca: è Gargiulo, il dattilografo del primo incontro.
“Gargiulo, sono io mi riconosce?”
“Sì che ti riconosco: sei uno stronzo. Ma è questa la maniera dico io?”
“No, Gargiulo. Sono io, il signor Walter, quello dell’esperimento, si ricorda?”
Quello si massaggia un po’ la testa stringendo gli occhi e poi:
“Ma si, sei quello che chiamavamo in codice commodore 64, come no? Mi ricordo adesso. Come va, come va? Bene, bene ?”
“Gargiu’ adesso pure lei con bene, bene? No, non va affatto bene. E’ una disastro, una tragedia. Ho cercato di aggiornare i programmi che mi avete installato ma ormai sono così pesanti che il bio-hardware non c’è la fa più a farli girare ad una velocità decente. Se apro un programma di grafica, mi devo sedere sul divano altrimenti rischio di cadere svenuto. Giusto il programma di scrittura continua funzionare ma anche per quello sono in arrivo nuovi aggiornamenti e ho paura di scaricarli. E se mi impallo definitivamente? Sono disperato. Non so più che fare.”
“Scusate ma voi avete chiamato l’assistenza qui dell’Agenzia?”
“Continuamente ma non mi danno più retta. All’inizio si, tutto andava bene. Ogni piccola questione veniva subito risolta. Ma da qualche settimana sono cambiate le voci del call center, e questi non mi dicono nulla, prendono tempo e adesso addirittura fanno cadere la linea e non mi rispondono proprio più.”
“Cambiate le voci, dite? Allora ho capito. Scusate ma dovete sapere che a noi, a me e al “maresciallo” ci hanno spostato in un altro reparto perché volevano rivedere il progetto. E si vede che hanno già cominciato.”
“Come rivedere il progetto? Ma non eravamo all’avanguardia, il bio-hardware, le nuove frontiere eccetera eccetera?”
“Si, certo, sempre il bio-hardware, sempre quella è la direzione, ma, se mi ricordo bene, lei è impostato con una architettura di tipo binario, 01010101, giusto? Lei ha la CPU che lavora in modo sequenziale, giusto? Il suo hard disk interno contiene 1.000 gigabyte, giusto?”
- “Giusto Gargiulo, tutto giusto e quindi?”
- “Ma lo sa che questi scienziati ne inventano una al giorno? Il progetto bio-hardware adesso è stato reimpostato diversamente. Il linguaggio non è più quello binario, ma è basato sul DNA e sulla sue sequenze dei nucleotidi A, T, C e G. Al corso di aggiornamento che hanno fatto qui in Agenzia ci hanno spiegato che, con alcuni enzimi, si può fare copia e incolla delle sequenze elaborare simultaneamente su più sequenze. Dicono gli esperti, che un centimetro quadrato di DNA può contenere quasi sei milioni di Terabyte di informazione. Una meraviglia! Incredibile, no?”
“Una meraviglia? Ma non capisco. Che vuol dire ?”
“Che la tecnica sta facendo passi da gigante in pochissimo tempo e quindi, amico mio, quello che è stato installato in lei è come dire? … una tecnologia obsoleta, ormai. “
“E io?”
“E lei, ovviamente, è un modello superato!”
“Come superato? Mi buttano via come una macchina rotta?”
“E’ la scienza, amico mio. Adesso ci sono strumenti di nuova generazione. La nostra Agenzia ha deciso di puntare tutto su questo nuovo percorso.”
“Ma … ma come? E io ora che farò?”
“Su, su non si preoccupi.”
“Non si preoccupi? Ma lei mi sta dicendo che ormai non servo più a nulla. Che ne sarà di me?”
“Tranquillo. Qualcosa si trova sempre, anzi se vuole le posso presentare un mio cugino che si occupa recupero di parti e…”
“Ma … ma lei sta parlando di smontarmi per prendere i vari pezzi, praticamente di cannibalizzazione?!”
“Ehhhh, cannibalizzazione, che brutta espressione. Io preferisco dire che esiste un mercato di appassionati di modernariato e che amano recuperare il recuperabile. E’ tutta una questione di linguaggio. Lei, amico mio, è drastico, troppo drastico. Vede solo bianco o nero. Dia retta a me, per godersi davvero la vita bisogna imparare ad apprezzare le sfumature.“

domenica 13 settembre 2009

QUESTIONE DI LINGUAGGIO (parte1 di 2)

“01001010010100010 … una serie infinita di linguaggio binario. Lo schermo visualizza niente altro che scelte non rinviabili. O 0 o 1, o sì o no, tertium non datur come diceva il prof di latino. Il computer non ragiona, decide. Le sfumature sono solo l’illusione suggerita da migliaia di sì e migliaia di no che compaiono sullo schermo ad ogni colpo di mouse. Un universo inequivocabile.” Così pensa Walter mentre porta il cursore su start, tasto destro del mouse spegni il pc … Attendere gli aggiornamenti da installare ... fine.
Sposta la sedia e si alza. Domenica mattina. Uscire, uscire. C’è il mercatino in piazza. Come vestirsi? Pantalone lungo tipo combat? Fa troppo caldo ma ha le tasche laterali. O magari quello corto senza tasche e zainetto a tracolla. Scarpe o sandali? Cappello? Sì, anche se adora uscire con i capelli bagnati e farli asciugare al sole. Tre cambi di calzatura fino a che, più che altro per stanchezza, rimane in sandali. T-shirt o polo con il collo alzato? Quella blu navy, anzi bianca, anzi no blu e pantaloni con le tasche. Ma anche zainetto. E capelli bagnati. Esce, chiude la porta. Riapre, posa lo zainetto e prende il cappello. Chiude. Riapre. Ha scordato il cellulare.
Sole che picchia fuori, bello. Caffè, caffè. Il bar vicino casa? oppure quello in piazza con i cornetti buonissimi? Oppure quello della cameriera …? Sms di Saverio. Lo aspetta al bar centrale. Problema risolto. Bar centrale c’è Lorena. Adora Lorena. Bel sorriso invitante e belle gambe. Simpatia reciproca e battute inevitabilmente sbagliate. “Questo proprio non lo devo dire”. Giusto il tempo di formulare il pensiero e subito la lingua parte in quarta. Frustrante. Troppo poco tempo tra pensiero e azione? Mah.
In chat Walter si trova perfetto. Brillante, autoironico senza strafare, tempi giusti per piccoli affondi vagamente erotico-allusivi. A volte con più di una contemporaneamente riesce a reggere il gioco del contrappunto leggero, brioso, divertente. Con la tastiera davanti si sente sicuro nel gestire i rapporti. È il suo piano di appoggio, la solida base da cui partire per fantastici voli pindarici o, in caso di emergenza , la zattera di salvataggio sempre pronta. Senza tastiera, e video naturalmente, è il naufragio e lui lo sa.
E quindi quando su una chat per iniziati viene a conoscenza di questa misteriosa Agenzia che cerca volontari disposti a sottoporsi a interventi con tecniche sperimentali fino ad allora segrete, si mette subito alla ricerca di informazioni: da quello che ha capito l’esperimento consentirebbe una fusione uomo-computer. Walter è deciso. Venuto a conoscenza della procedura per mettersi in contatto, invia subito la mail di accettazione e si presenta in un club privè nei pressi del quartiere vecchio della capitale, nel cui retro si nasconde la sede dell’Agenzia. Parola d’ordine, classiche porte scorrevoli a scomparsa da film di spionaggio, reception spartana con impiegata annoiata tipo Centro prenotazioni visite della ASL. Moduli da firmare e accesso in una stanza asettica con tavolo e tre sedie dove attendere. Dieci minuti di attesa, poi entrano due individui con il fisico più da impiegati del catasto che da agenti segreti con un portatile e fogli vari. Il primo si siede e comincia a chiedere a Walter conferma sui suoi dati anagrafici. Il secondo scrive sul portatile. Pausa e momento di concertazione tra i due poi quello che sembra il capo dei due lo fissa negli occhi, sorride e:
“Allora, caro signor Walter, è proprio convinto? Bene, bene. Lei ha sicuramente già chiaro il tutto ma, prima della conferma ufficiale dell’atto con cui lei decide di sottoporsi volontariamente al nostro esperimento, ribadiamo velocemente il concetto. Il nostro esperimento consiste nell’installare nel corpo del soggetto, in questo caso lei signor Walter, questa nuova tecnologia di bio-hardware che interagirà direttamente con il soggetto stesso. Praticamente il soggetto, e quindi lei, sarà trasformato in una specie computer umano. Attraverso una seria di piccole operazioni - stia tranquillo, tutte in day hospital, niente di complicato, ha capito? Bene, bene - inseriremo il meglio della tecnologia debitamente preparata in modo che il suo corpo, non solo non la rigetti, ma sarà indotto, tramite appositi stimoli, a sviluppare collegamenti nervosi così che il soggetto, cioè lei, potrà interagire con il suo bio-hardware dando direttamente ordini dal cervello. Capito? Bene, bene. Niente più tastiera, niente mouse, touch-screen e roba varia. Tutto superato. Tutta roba arcaica. Il cervello del soggetto, cioè il suo cervello, interagisce ormai direttamente con il cervello artificiale mentre il soggetto stesso, cioè lei signor Walter, potrà fare quello che vuole, passeggiare, guardare la tv, bere qualcosa al bar. Quello che vuole. Capito? Bene, bene. Avrà la connessione internet 24 ore su 24 del tipo flat e porte USB installate sotto le unghie dei pollici opportunamente adattate e un telefonino ultima generazione in omaggio. Una nuova frontiera, eccetera eccetera e tutte quelle belle cose che si dicono in queste circostanze. Capito? Bene, bene.”
Il sorriso con cui Walter aveva seguito tutta la spiegazione si rabbuia all’improvviso:
“Ma non è che, installandomi tutta quella tecnologia, in realtà voi volete trasformarmi in una specie di burattino comandato a distanza?”
I due uomini di fronte a lui si guardano per un momento negli occhi e poi esplodono in una risata.
“Ma lei è proprio uno spasso! Non ha capito chi siamo noi,vero? Bene, bene. Potremo costringerla con la forza ormai che è qui ma dirle la verità è più divertente e ci fa perdere meno tempo. Quello che all’Agenzia interessa è testare che questa tecnologia funzioni per poi metterla in commercio. Lei saprà che ormai per gli enti pubblici va di moda l’autonomia? Ormai vale anche per quelli pubblici ma poco pubblicizzati, scusi il gioco di parole, come l’Agenzia dove ora si trova. Anche noi dobbiamo saper gestire e investire. E quindi per trovare fondi l’Agenzia ha deciso di commercializzare un po’ di tecnologia sviluppata negli anni. Ma ha una minima idea di quanto varrebbe un affare del genere? Non le dico la cifra che tanto non la capirebbe. E comunque per tranquillizzarla le rendo noto quelli che dice lei li abbiamo già. Mai visto quei signori vestiti di nero con occhiali scuri e auricolare? La maggior parte di quelli sono stati realizzati così. L’auricolare è in realtà l’antenna con cui li controlliamo. Anzi ogni tanto per divertirci dalla centrale di controllo quando nessuno li vede ci divertiamo a farli prendere a schiaffi da soli o a farli vestire da donna. Sa com’è, a lungo andare ci si annoia.”
“Maresciallo, ma lo sapete una cosa buffa? – interviene il dattilografo da portatile – l’altra sera stavo seguendo proprio quello che dite voi, quello che si mette i vestiti della moglie. Ho pensato che avevamo lasciato il remote control acceso e invece era spento. A quello ci piace, marescia’ ci piace proprio.”
“Vabbuo’ Gargiulo, ma ora torniamo a noi e al nostro soggetto. Quindi, caro signor Walter, stasera dormirete qui che domani cominciamo a prepararvi per le operazioni che subirete. Tempo una settimana e la vostra vita cambierà. Capito? Bene, bene.”
(continua)