giovedì 3 dicembre 2009

BAMBOLA DI PEZZA


IMMAGINE REALIZZATA PER IL RACCONTO "BAMBOLA DI PEZZA" DI DANIELA RINDI

mercoledì 18 novembre 2009

PARAD


disegno per la copertina della raccolta dei racconti pubblicati su "Il Territorio" nall'anno 2009

lunedì 9 novembre 2009


immagine realizzata per il racconto "l'isola" di Aldo Ardetti

domenica 8 novembre 2009

UN AMORE PICCOLO, MA GRANDE


IMMAGINE PER RACCONTO "UN AMORE PICCOLO, MA GRANDE" DI DANIELA RINDI

venerdì 23 ottobre 2009


titolo: "TARLATANA"
immagine per racconto"RAGNATELE" di Aldo Ardetti

mercoledì 21 ottobre 2009

SCACCHI MATTI


“Fermo fratello pedone! Cosa fai?”
“Come sarebbe? Ti mangio: pedone bianco in F5. Sei preso, amico”
“E perché?”
“Come perché? E’ la regola degli scacchi.”
“Ma perché vuoi mangiarmi? E’ qualcosa che tu vuoi veramente? No, tu stai solo eseguendo la volontà di altri. Sei una pedina nelle loro mani.”
“Veramente sono un pedone. Comunque si, sono nelle mani di chi ci muove, come te, come gli altri pezzi.”
“Apri gli occhi, fratello. Guarda. Uno dei due vecchietti che stavano giocando con noi si è alzato per andare in bagno e sai bene che ci resterà un sacco di tempo e l’altro si è addormentato mentre stava per muoverti.”
“E allora?”
“Allora è la nostra grande occasione. Presto, venite qui anche voi fratelli pedoni. Tutti qui, bianchi e neri. E ascoltate. I nostri colori sono diversi ma dentro di noi siamo uguali, siamo tutti pedoni. Siamo quelli che vengono sacrificati per primi e per quale motivo? Perché loro, i signori, i nobili, possano fare il loro comodo. Quante volte ci hanno fatto azzuffare mentre l’alfiere sventolava l’insegna e il cavallo nitriva saltellando sulle nostre povere teste e poi, quando ormai noi giacevamo stramazzati fuori dalla scacchiera, quelli si accordavano e fermavano la partita dichiarando la vittoria dell’uno o dell’altro senza neanche sporcarsi. Oppure, beffa ancora più amara per le nostre sofferenze, dichiaravano la partita patta. Ribelliamoci fratelli pedoni. Basta essere succubi di un potere che non si cura affatto di noi. Adesso tocca a noi. Tocca a noi decidere del nostro destino. Noi saremo il potere.”

“Cara, ma che succede al centro della scacchiera?”
“Sembra che i pedoni bianchi e neri si siano messi a fare comunella e stiano acclamando uno di loro, un pedone nero, caro”
“Acclamano un pedone? Ma che si sono messi in testa? Che cosa bizzarra.”
“Tranquillo caro, ci penso io. Tu arroccati pure dietro la torre e non fare assolutamente nulla, come al solito del resto, che in questo sei bravissimo. Cavalli e alfieri, rimettete al loro posto quella marmaglia!”
“Agli ordini, regina!”
“Fratelli pedoni, battiamoci per la nostra libertà. Non abbiamo nulla da perdere tranne le nostre scacchiere.”
“All’assalto. Cavallo in C6.”
“Due pedoni si spostino a destra! Addosso”
“Alfiere in E7, carica!”
“Pedoni bianchi, rintuzzate l’attacco!”

“Alla fine siamo rimasti solo noi, regina.”
“Si, pedone. Siamo rimasti solo noi. E’ stata uno scontro duro. Ma non è ancora finito. Io mi batterò fino all’ultimo.”
“Ma io non voglio battermi con te regina. Io ti amo.”
“Come? Tu sei pazzo, pedone.”
“E se anche fosse? Sei bella, regina. Ogni volta che ti muovevi sulla scacchiera io guardavo le tue movenze, ammiravo la tua eleganza, gustavo la tua leggiadria. E quasi senza accorgermene mi sono innamorato di te..”
“Ma allora, vorresti forse farmi credere che…?”
“Si. Tutto questo io l’ho fatto solo per te, regina.”
“Sei davvero un pazzo! Un incosciente, assurdo, affascinante, pazzo pedone.”
“Si, adesso sarai mia.”
“Tu osi avvicinarti a me?”
“Ti desidero, ti bramo, regina”
“Pedone pazzo, ti farò tagliare la testa. Ma prima vieni qui e ripassiamo il kamasutra delle sessantaquattro caselle.”

“Nicola, ma ti sei addormentato?”
“E si, scusa. Devo pure aver urtato la scacchiera. Tutti i pezzi sono caduti, aiutami a trovarli.”
“Ma che strano…”
“Che cosa è strano?”
“Ogni volta che mi addormento i pezzi cascano dalla scacchiera e quando mi metto a cercarli alla fine mi manca sempre lei, la regina nera. E ogni volta, puntualmente, la ritrovo in un angolo buio o sotto un mobile, insieme alla torre o al cavallo, una volta addirittura insieme a tutti e due gli alfieri. Ma questa, ti giuro, è la prima volta che la ritrovo affianco ad un pedone!”

martedì 20 ottobre 2009

ALFIO E LA TOLLERANZA CONVENIENTE - Favola - parte 3 di 3

Alfio si è svegliato molto preoccupato stamattina, ha chiesto per favore di essere accompagnato a scuola. Solo che tutti i ragazzi hanno chiesto la stessa cosa e per strada c’è un ingorgo allucinante. Bisogna andare a piedi. In classe per un po’ trema impaurito senza osare fare o dire nulla. Poi vedendo che le cose procedono normalmente, piano piano, Alfio si rilassa. Proprio alla fine dell’ultima ora il discorso cade sul lavoro.
“Che lavoro vorreste fare da grandi?”
Anche Alfio si sente di dare il suo parere. Non farebbe mai lavori faticosi preferisce lavori dove usare la mente avvocato, scienziato, forse astronauta:
“Insomma, tutto meno che lavorare in fabbrica.” chiosa sorridendo.
Il rientro a casa è difficoltoso a causa del caos nelle strade. Quando si siede a tavola sente che il telegiornale annuncia che tutti gli operai sono usciti dalle fabbriche: nessuno vuole più lavorarci lì dentro. “Basta fatica io voglio fare l’avvocato!” “Anche io, o almeno l’astronauta!”
Il papà smette di far rumore mangiando la minestra si alza in piedi e annuncia:
”Anche io voglio fare l’astronauta, o almeno l’avvocato”
“E perché io no?” sia aggiunge la mamma.
“Anche io l’avvocato, anche io!” la sorella più piccola
Il rumore che viene dalla strada è assordante. Tutti di corsa ad affacciarsi al balcone. Una folla incredibile riempie le strade urlando slogan
“Vo-glia-mo fa-re l’avvo-ca-to! Vo-glia-mo fa-re l’avvo-ca-to!”
E sempre più gente esce dai portoni unendosi agli altri e cominciando ad gridare a loro volta. Quando anche i suoi genitori si uniscono al coro Alfio capisce che davvero non ne può più. Corre alla ricerca del cappello con l’elica se lo mette in testa e con un colpo di dito fa girare l’elica al contrario.

“Già qui? Sei tornato prima del previsto.”
Il mago sta facendo la scarpetta nel piatto che prima era pieno di caponata.
“Come è andata?” il sorriso beffardo dimostra che già conosce la risposta. La faccia di Alfio è abbastanza eloquente. Quello però si diverte a provocarlo.
“Sei rimasto sconvolto vero?”
Alfio riesce solo ad annuire
“Se vuoi posso farti provare il mondo dove ognuno la pensa rigorosamente in modo diverso da ogni altro.”
“E come è?”
“Non lo so, nessuno è mai ritornato indietro a raccontarlo. Per me li hanno fatti fuori tutti. A proposito ormai è quasi scaduto il tempo, il minestrone è pronto. Lo scambio con tua madre avverrà tra pochi secondi, ne approfitto per salutarti, tre … due … uno …ciao!”
Con un Pof! da fumetto il mago scompare e al suo posto riappare la mamma con uno sguardo piuttosto stranito.
“Ciao mamma.”
“Ciao Alfio, scusami credo di essermi addormentata in piedi mentre cucinavo. Non mi era mai successo. Ho addirittura sognato.”
“Ah si? E cosa hai sognato?”
“Una cosa piuttosto curiosa. Ero vestita come il comandante di una nave e stavo davanti al timone. Gli altri da fuori continuavano a farmi segnali e a gridare qualcosa come aisberg! aisberg ma io non li capivo, mica parlo l’inglese.”
“Mamma ma che nave era?”
“Molto grande. Si chiamava come quella del film che guardavamo l’altra sera e che poi non sono riuscita a finire, mi sono addormentata a metà.”
“Mamma, ma quello era Titanic!”
“Ecco giusto! Così si chiamava la nave. Che strano sogno.”
Il giorno dopo Alfio è a scuola. Appena entra in classe va subito verso una bambina con le trecce.
“Ciao Sara, voglio fare pace con te e diventare amico.”
“Non ci penso neanche lontanamente!”
“Grazie, Sara, grazie davvero di cuore.” Le fa Alfio con il sorriso più ampio e brillante che abbia mai fatto.
(fine)