giovedì 18 ottobre 2012

resoconto della presentazione di sabato 22 ottobre 2012 a Cori
http://www.provincialatinatv.it/notizie/dettaglio.php?id=40794

lunedì 15 ottobre 2012

direttamente dal blog di andrea rezzonico

"Non so se sopravviverò a questa recensione


Ho conosciuto Bruno Di Marco nella scorsa primavera, da Piermario. Bruno è un ragazzo di media altezza, simpatico ed educato, porta degli occhialetti leggeri e, a dire il vero, dimostra meno anni di quelli che in realtà ha; è un architetto e un professore, ed è – soprattutto – uno scrittore che apprezzo. La prima volta che mi sono imbattuto in qualcosa di suo è stato al Chet, dove sempre nell’ultima famosa primavera una sera lesse un racconto dal titolo, mi pare, di Battaglia navale. Qualche tempo dopo ho assistito alla presentazione del suo primo romanzo, Non so se sopravviverò a questa vita, testo su cui volentieri voglio spendere qualche parola. Ora qualche maligno dirà: «E che vi fate le recensioni da soli? Magari il libro fa schifo ma dato che è un tuo amico tu invece scrivi che è bello e che va comprato». No, lettore malfidato, non lo scrivo perché non sono fesso: il libro bello e che va comprato è il mio, che Bruno se la cava già bene da solo. Tiè.
Come dicevo, mesi fa il libro di Bruno è stato presentato alla libreria Piermario & Co, a Latina, e a presentarlo è stato nientemeno che Antonio Pennacchi, premio Strega nonché autore molto vicino all’Anonima Scrittori di cui lo stesso Bruno faceva parte. Di quella presentazione ricordo bene – oltre al ramo intrecciato che Pennacchi ha preteso, per incoronare simbolicamente Bruno come scrittore - che proprio il maestro Pennacchi ha tenuto a specificare che il libro aveva una sua dignitas; ovviamente, se il libro fosse stato di un altro autore mi sarebbe un po’ roduto (si chiama invidia, ne soffrono un sacco di scrittori, me compreso), ma per Bruno ne sono stato contento e mi sono comprato il libro appena possibile. E, finalmente, arrivo al punto.
Inizio con il dire che il libro la sua dignitas ce l’ha davvero. In Non so se sopravviverò a questa vita vengono raccontate le avventure di Dirtydancing, reporter appena passato a miglior vita che si ritrova in un Paradiso leggermente diverso da quello che è nell’immaginario collettivo. Innanzitutto, nell’aldilà progettato (è proprio il caso di dirlo, e leggendo il testo scoprirete il perché) da Nostro Signore non esistono né purgatorio né inferno; è normale, dunque, trovarci sia tutta una schiera di Santi (alcuni dei quali accompagnano il nostro, fornendogli dritte su come funzionano le cose lassù) ma anche personaggi assai meno raccomandabili, fra cui un certo sig. Poorpotter che, è chiaro fin da subito, non ce la conta giusta. Subito l’istinto del reporter del protagonista si fa sentire, e con lui mano a mano anche noi ci ambientiamo e ci poniamo delle domande su quello che effettivamente è nascosto dietro la burocrazia celeste (!) in questo Paradiso dimarchiano che, ce ne rendiamo conto, con il proseguio della lettura si fa sempre più somigliante al nostro mondo.
Perché la migliore intuizione dell’autore, almeno secondo me, sta proprio nel non voler considerare l’idea classica del Paradiso, quella con gli angeli che suonano l’arpa per intenderci, in favore di un Paradiso tutt’altro che tradizionale; così, accanto alle tante anime celebri che incontreremo nel corso della narrazione, l’autore popola questo particolare Paradiso anche di tanti simulacri, vale a dire “doppioni” di persone che sono ancora in vita; ecco che accanto a personaggi del passato quali Groucho Marx e Picasso, Neruda e Marinetti, Chaplin e Hammurabi, Dirtydancing incontra altri individui i cui nomi – come accadeva negli albi di Topolino – sono storpiati al solo scopo di farci sorridere senza voler dissimulare le vere identità dei personaggi, come ad esempio accade per la famosa tennista Sharapallinanova, il professor Umberto Erto o lo stesso Ausonio Piumacchi.
Fra speculazioni edilizie, angeli assai attraenti e improbabili bar celesti, il nostro Dirtydancing dovrà arrivare a chiudere quella che è la sua inchiesta più importante, incerto – come il titolo suggerisce – se sopravviverà a questa vita.

sabato 13 ottobre 2012

invito per la presentazione a Cori... :)

sabato 29 settembre 2012

Una penna per il compasso e la squadra: Bruno Di Marco l'Architetto Scrittore. Letteratura Italiana o Letteratura Artistica? di Elisabetta Stipo

Un Architetto autore di racconti è giunto al suo esordio di romanziere. Dal disegno al progetto, dall'Anonima Scrittori, il viaggio comico surreale  ispirato a Dante del  reporter Dirtydancing, l'angelessa Mandolina conosciuta in un bar, Seba, il Serafico Gabriele, San Paolo, San Nicodemo, Ausonio Pennacchioso (chiaro riferimento allo scrittore Antonio Pennacchi) diverte il lettore che in 28 cronache e un epilogo si trova in un vortice di voci fuori campo, immagini, spettri, anime illustri ispirate alla Letteratura Italiana da Ugo Foscolo a Marinetti, Kafka che prende appunti, Proust sul palco per la gara letteraria, Neruda, il Sommo Dante del Canto V nel girone dei lussuriosi


<< che secondo lei Paolo e Francesca solo un bacio s'erano dati? Io ho provato a insistere: “se quelli stanno nei lussuriosi qualcos'altro hanno combinato”,[...]

Con gesto sì rapido e veloce
slacciommi della mia veste il busto
e sorpreso rimase senza voce

nel veder lo petto mio angusto
gli occhi suoi parevan fiammelle
come fari di arrapato gusto

Empiendosi le mani di mammelle
Con foga si tuffò sul fiero pasto
che mai egli ne vide di più belle

e ormai ardimentoso e lesto
estrasse...(1)>>

 ispirate al teatro Ermete Zacconi, al Cinema da Chaplin a Sordi ai pittori :

 <>(2)

 tra la nebbia della Cronaca 1 <> all'autobiografica confessione <> nel linguaggio dell'italiano comune che unito al vernacoliere tra alcune battute in romanesco e altre in napoletano con qualche prestito linguistico inglese, francese e citazioni latine, a volte anche ossessionanti  dubbi su apocope ed elisione,il metalinguaggio e l'italiano maccheronico  ricordano Gadda de La Cognizione del Dolore,il quasi maniacale rigore nella descrizione degli <-fase libretto di istruzioni o del descriptologo[...]
-fase approccio diretto o del meccanico[...]
-fase  mistica o del rito apotropaico[...]
-fase dell'approccio personale o dell'ok corral[...]
-fase del  metodo “fonzie”[...]
-fase catarsi finale[...]
-L'appalto-concorso per il Purgatorio.Ci sono i risultati.
-E quindi?
-Quindi nessun gruppo è riuscito a presentare progetti, a eccezione uno. E quello, infatti, è stato giudicato vincitore.
-Ma come è possibile che nessun altro abbia presentato progetto?
-Non lo so. Vorrei capirlo anche io.
-Ma chi ha vinto?
-Il gruppo presieduto da uno che conosci bene il signor Damien C. Poorpotter.>>(3)

E' un gioco di montaggio e smontaggio in cui l'autore si diverte a tornare nel proprio subconscio e vuol divertire  il lettore trascinandolo in un trasfert con proprie regole non controllate dall'Io narrante che usa il “noi”  per ripensare i miti, i personaggi fiabeschi e tutto l'immaginario del bambino e del ragazzo in un confuso sapere come nella tempesta ormonale dell'adolescente che solo in età adulta potrà avere un ordine.
L'UMORISMO ESTREMO HA UNA MADRE (DI TUTTE LE BATTAGLIE) : DAFNE, DETTA LA FATA TURCHINA, CONTRO EURIDICE MISANDRA – SOLO PER STASERA.(4)


L'Io narrante prende coscienza e sostituisce il nebuloso “noi” ma i controlli della coscienza portano al risveglio, al contatto con la realtà, viva, calda, dolce della Vita che riserva ancora sorprendenti esperienze con il “Sapore dolce in bocca”.
I rumori della macchina dell'elettrocardiogramma della clinica del Dottor Darwin Frittella  concludono l'opera  con il saluto degli onirici personaggi perchè sono intervenuti i miracolatori
<<-ciao br="br" mandolina.="mandolina.">-Ciao, Dirtydancing.>>


Nota 1 p. 19 – 20.
Nota 2 p. 107-108.
Nota 3 p.103-104.
Nota 4 p. 49

martedì 25 settembre 2012

una bellissima recensione... :)

"Caro opposto cromatico, ho finito di leggere il tuo libro. Al di là del divertimento personale, ci sono delle qualità che vanno evidenziate. Il gusto dei dialoghi, il senso del surreale, la predisposizione al narrativo teatrale e alla sceneggiatura. E il contenitore post-moderno della forma che contiene e amalgama molti generi. Concedimi, per questa volta, il tono lievemente professorale: la mia attitudine a scrivere versi e a conversare con poeti che mi deforma. Tra di noi parliamo così. Ma mi sono divertita molto, un gran bel sense of humor. Grazie del dono. Un saluto e a presto. B."
grazie a Bianca Madeccia per queste bellissime parole che interpretano in modo perfetto lo spirito con cui mi sono divertito a scrivere il romanzo. Ancora più gradite perchè vengono da una poetessa densa e ispirata come Bianca.