lunedì 14 luglio 2014

MYSTFEST 2014 GRAN GIALLO CITTA' DI CATTOLICA

teatro "snaporaz" di cattolica
foto di gruppo, si intravede la mia calotta cranica al centro... :D

    ...per la cronaca, decimo su dodici finalisti... :)

lunedì 28 aprile 2014

venerdì 7 marzo 2014

GRIGIO


GRIGIO     di Laura De Angelis e Bruno Di Marco

Grigio.
Come il cemento su cui poggia questa sedia.
 Traballante sotto le mie ossa stanche.
Che ne sanno loro?
Che ne sanno della mia vita?
Per loro sono Gina, anzi Gina la lagna, una vecchia rompiscatole.
Mica lo sanno che sono stata giovane come loro.
Piena di gioia di vivere come loro. Più di loro.
Che ne sanno dei miei amori?
Di quanti mi guardavano col vestito della festa davanti alla chiesa?
Non sanno nulla loro.
Vedono solo questo corpo lungo e ossuto come una poesia triste.
Credono sia nata così.
Grigio.
Come la veste larga sul corpo che scompare sotto le pieghe sciatte. Troppe, per ricordare l'armonia dei movimenti.
Che ne sanno degli anni della scuola, solo le elementari, sei una femmina, solo leggere e scrivere, che altro ti serve?
Che ne sanno di quanto avrei voluto studiare?
Ma ero solo una femmina.
Che ne sanno di quando sono scappata di casa per andare a lavorare in tabaccheria?
Ho pure mentito sulla mia età.
Grigio.
Come i miei capelli di Menade sconfitta. Negli spigoli scarnificati dal tempo della mia vita.  In un deserto di cose abbandonate.
Non sanno nulla della guerra, nulla di quando in bicicletta portavo cibo e munizioni a Mario e gli altri.
E le stupidaggini da raccontare ai fascisti quando mi fermavano.
Che ne sanno della fame dopo la guerra, Mario invalido, i figli piccoli e inventarsi il lavoro per sfamarli.
Non sanno niente.
E degli scioperi, dei picchetti, delle camionette della polizia che giravano intorno a noi e i celerini che menavano manganellate.
Niente della morte di Mario.
Del figlio coinvolto nella lotta armata e ora all’ergastolo.
Della figlia emigrata all’estero che mi incolpa del disastro familiare.
Grigio.
Come i ricordi sbiaditi dal tempo.
Persi nel disordine della mia mente. Lontana. E' lontano il luogo del dolore.
Che ne sanno della solitudine?
Nulla.
Non sanno nulla .
Conoscono solo Gina la lagna.
Questa vecchia che sa solo lamentarsi di tutto e di tutti.
Una che risparmia su tutto, chissà che ci deve fare con i soldi, ‘sta tirchiaccia.
E che ci devo fare?
Nulla.
Se non l’ultima cosa possibile sulla terra: un funerale.
Tutti i soldi messi da parte per avere un funerale bello.
La bara, i fiori e pure la banda.
Così tutti si sarebbero ricordati di Gina, quella vecchiaccia che quando è morta ha avuto un funerale degno di un presidente della repubblica.
Sì, sarebbe stato uno spettacolo.
E invece.
La figlia del vicino che si ammala.
Proprio lei, una della più accanite nel deridermi. Lei e tutte le sue amiche.
Servono soldi.
Tanti.
Quanto ho risparmiato per il mio funerale. 
Sancta mater, istud agas crucifixi fige plagas cordi meo valide. 
Un funerale.
In fondo a che mi serve.
Sarò morta quel giorno.

Allora busso alla porta, mi fanno entrare con una faccia…
Io non dico nulla, mi avvicino al tavolo e vi rovescio il contenuto del mio zinale.
Mi guardano con gli occhi sbarrati.
Mi giro e me ne vado.
L’intervento è andata bene.
Ora mi salutano.
Buongiorno, buonasera.
E mi chiamano signora.
Ma continuano a non sapere nulla di me.
No, non sanno proprio nulla di Gina.
Gina la lagna.
Grigio.
Come la solitudine umana.
Specchio di me.
Seduta, ora, su questa sedia traballante sotto le mie ossa stanche.


Grigio. Come il cemento su cui poggia questa sedia. Traballante sotto le mie ossa stanche.
Grigio. Come i ricordi sbiaditi dal tempo. Persi nel disordine della mia mente. Lontana. E' lontano il luogo del dolore.
Grigio. Come la veste larga sul corpo che scompare sotto le pieghe sciatte. Troppe, per ricordare l'armonia dei movimenti.
Grigio. Come i miei capelli di Menade sconfitta. Negli spigoli scarnificati dal tempo della mia vita.  In un deserto di cose abbandonate.
Grigio. Come la solitudine umana. Specchio di me. Seduta, ora, su questa sedia traballante sotto le mie ossa stanche.
Sancta mater, istud agas crucifixi fige plagas cordi meo valide.
(Santa Madre, fai questo: imprimi le piaghe del tuo Figlio crocifisso fortemente nel mio cuore – da Stabat Mater)


domenica 6 ottobre 2013

ARCHITETTURA E GEOMETRIE NON EUCLIDEE


1 - DALLO SPAZIO “ORGANICO” DELLE ORIGINI ALLO SPAZIO GEOMETRIZZATO DELLE CIVILTÀ URBANE

Le recenti esperienze dell’architettura contemporanea, sottraendosi al rigido controllo delle matrici della geometria classica, aspirano ad avvicinarsi al fascino della casualità riscontrabile in natura.
La naturalità dello spazio non euclideo rimanda alle prime esperienze dell'uomo sia come individuo (il grembo materno) che come specie (gli anfratti naturali).
Bruno Zevi, nel suo testo Controstoria dell’architettura in Italia. Preistoria - Alto Medioevo , scrive:

…prima di individuare quanto c’è nelle caverne, notiamo quello che manca. E’ assente tutto ciò che di negativo è stato accumulato nell’architettura nei secoli posteriori. Paradossalmente si potrebbe affermare che, sotto il profilo linguistico, l’uomo moderno, in modo consapevole o inconscio, aspira a tornare all’esperienza cavernicola…

Zevi spiega che gli elementi tipici che lui stesso individua in alcune opere di architettura contemporanea (continuità spaziale dello spazio interno, rapporto interno-esterno e abolizione della facciata, luce sempre variata e non omologata, variazione degli spessori e continuità con il terreno su cui sorge) sono tutti presenti in queste prime abitazioni. Tali valori sostanzialmente rimangono rispettati nelle abitazioni artificiali preistoriche: dalle capanne alle stazioni palafitticole alle strutture abitative dei nomadi, alle case-grotte di Matera, ai villaggi nuragici.
Con la nascita delle grandi civiltà urbane, lo spazio artificiale è realizzato secondo le regole della geometria euclidea. Scrive ancora Zevi nel volume già citato:

…il morbo geometrizzante conculcherà tali valori disseccando il discorso in parallelepipedi, sicché i messaggi materici, i coinvolgimenti sensoriali, tattili, termici e olfattivi, ne risulteranno attutiti o anchilosati (...) Con l’inizio della storia impera la tipologia…

La scelta di organizzare lo spazio artificiale secondo le regole della geometria euclidea ha ragioni economiche (praticità) e ragioni simboliche (gerarchia). I grandi insediamenti del periodo storico hanno dimensioni superiori ai villaggi preistorici. L’organizzazione dello spazio urbano (dallo schema ippodameo al castrum romano) sfrutta l’ortogonalità, che consente un controllo quantitativo sulle superfici.  Lo spazio rettificato si ripercuote anche all’interno dell’edificio generando una concezione razionalizzata che organizza i “parallelepipedi” da abitare distinguendo le parti in base alla funzione: pavimento, soffitto, pareti-facciate. La parete-facciata oltre alla mediazione interno-esterno provvede a comunicare messaggi legati alla funzione dell’edificio. L’edificio di rappresentanza del governante ha una facciata diversa da edifici produttivi, edifici per spettacoli, edifici da abitazione: la facciata comunica quindi la gerarchia. E’ fondamentale che la gerarchia sia facilmente leggibile. Da qui la prevalenza di architetture che, all’esterno e all’interno, siano strutturate su geometrie inequivocabili e, a volte, l’edificio simbolo è una forma geometrica pura (Piramide). 
 (continua)

giovedì 29 agosto 2013

Esplorazione tecnico-poetica del territorio



Il gusto del lavoro, minuzioso, lento, attento, intenso riempie le opere di Marcello Trabucco. Il tocco dell’artista è sedimentato nelle tracce dei gesti che riempiono queste incisioni, donando all’osservatore la percezione dell’attività stratificata in lunghe sedute di concentrata ispirazione.
Le composizioni fondono i due aspetti, tecnico e poetico, come appunti mentali di un ipotetico viaggiatore, dotato del bagaglio di conoscenze dell’architetto e del senso artistico del pittore innamorato delle vibrazioni cromatiche delle sue composizioni.
La sensibilità del viaggiatore romantico e colto, infatti, si esprime in questi miraggi mentali che coniugano la freddezza tecnica delle planimetrie misurabili con la suggestione delle mura diroccate, cariche di antiche glorie e di irriverente vegetazione, che rimandano alle visioni ottocentesche care a Ruskin.
Il dettaglio naturale e il dettaglio architettonico godono della stessa attenzione, intensa e appassionata: il paesaggio è evento umano compreso nell’evento universale della natura.
La delicatezza del tratteggio che rende il passaggio luminoso del chiaroscuro di una colonna e del sovrastante capitello, finemente descritti, è la stessa con cui vengono resi gli intrecci ombrosi delle forme vegetali.
A volte, come nel caso dell’incisione dedicata ai “Ruderi della chiesa di s. Prudenziana a Sermoneta”, l’elemento vegetale diventa il vero protagonista. L’immagine dell’ulivo prende il sopravvento sulle antiche vestigia non solo per la posizione centrale, ma soprattutto per la cura e l’attenzione nel definirne i dettagli.
Il rudere, residuo di un manufatto artificiale che esprimeva il dominio umano sull’ambiente naturale circostante, diventa uno degli elementi del paesaggio. Il rudere è il fantasma del passato glorioso, ma è soprattutto parte del contesto, non più dominante ma dominato. Sic transit gloria mundi. La memoria, però, rimane grazie all’evocazione contenuta nelle incisioni dell’artista.



martedì 9 luglio 2013

arconero a Caffeina

2 luglio 2013
"Caffeina"  a Viterbo
2 luglio 2013.
Presentazione di "Arcobaleno Nero" per il premio "M. Romiti" nell'ambito della rassegna "Caffeina" a Viterbo