lunedì 27 luglio 2009

IMPROVVISI ROVESCI


Viene giù troppo forte. Costretti dalla pioggia violenta all’intimità umida dell’androne di un palazzo per uffici, in attesa di poter uscire. La donna con il vestito chiaro fissa la strada con lo sguardo perso nei pensieri e un leggero sorriso sulle labbra. Occhi scuri grandi, capelli lunghi, le si indovina un corpo formoso sotto i vestiti leggeri inumiditi dalla pioggia. Gli uomini le girano intorno, spesso a contatto, piacevolmente costretti dalle circostanze e dalle dimensioni del luogo.
“E’una giovane madre – pensa l’uomo con gli occhiali - passandole vicino ho sentito l’odore di talco, come quello che usava mia moglie con nostro figlio. Sicuramente sta pensando al suo bambino che avrà lasciato alla nonna e non vede l’ora di tornare a casa a riprenderselo.”
“Lo conosco quel sorriso – pensa l’uomo con l’impermeabile nero – un sorriso da santa. Un sorriso che dice casa e famiglia. Ma se poi vai a scavare, chissà cosa scopri. Ne ho conosciute come te, che ti credi. Conosco il tipo. Sono sicuro. Sei la segretaria di un professionista e, sicuramente, anche l’amante.”
“Lo stesso profumo – pensa l’uomo con l’ombrello – e anche la stoffa del vestito che sento a contatto con la pelle della mia mano è così simile. Un po’ le somiglia. Anzi più la guardo e più mi sembra simile a lei. Quanto tempo è passato?”
L’uomo con gli occhiali sposta il peso del corpo da una gamba all’altra sfiorando la donna.
“Mi piace sentirlo così vicino, questo odore di talco. Mi ricordo che poi le rimaneva addosso quando il bambino si addormentava e io potevo riavvicinarmi a lei. I nostri corpi vicini. Così vicini come adesso sono vicino a questa donna. E poi lei si concedeva come ormai non fa più da tanto. Da quanto? Non ricordo neanche più. Grazie a questa pioggia che ci costringe qui dentro. Però, forse, non dovrei sfiorarla così ma proprio non resisto.”
L’uomo con l’impermeabile si sporge per controllare la strada urtando leggermente la donna e subito scusandosi con voce sommessa ma decisa .
“Adesso ti sono vicino, così vicino che sento l’odore della tua pelle. Ho accarezzato per un momento i tuoi fianchi e tu hai avuto un brivido. Vedo anche un luccichio nei tuoi occhi. Lo sapevo, sei una donna calda, appassionata. Riesco a immaginarti a letto quando ti scateni e diventi una tigre del sesso, sbrani gli uomini con le tue voglie, instancabile. Le conosco le femmine come te.”
L’uomo con l’ombrello ha il volto rivolto verso l’esterno ma con gli occhi cerca la donna.
“Perché mi ha lasciato? Perché te ne sei andata? Non capivo quello che dicevi quando mi hai abbandonato. Oddio. La odio e la amo ancora. Mi sento vibrare dentro. Lo senti anche tu, anche tu che sei così simile a lei? Anche tu mi faresti soffrire come ha fatto lei? O donna sconosciuta, sento che potrei amarti e odiarti, come odio e amo lei”
La pioggia sembra calare di intensità. E’ solo un attimo ma la donna, decisa, apre l’ombrello ed esce incurante degli schizzi d’acqua che la bagnano. La tempesta si scatena di nuovo con la stessa intensità.
I tre uomini si ritrovano tutti e tre a fissarla, sorridendo l’uomo con l’impermeabile, scuotendo lievemente il capo l’uomo con l’ombrello, fissando intensamente l’uomo con gli occhiali. Per un istante si guardano tra loro come se si accorgessero solo allora di aver condiviso un momento di intimità con quella sconosciuta. Nessuno dice nulla rinchiudendosi di nuovo nei propri pensieri. Solo una volta giunti a casa si accorgeranno di non avere più il portafogli.

lunedì 22 giugno 2009

La principessa con il singhiozzo


Hic hic hic furono queste le prime parole appena nata e da allora la principessina, bellissima come tutte le principessine delle favole, non riusciva a farselo passare. Era una normalissima principessina delle favola, sedeva a tavola insieme al re e alla regina, andava a correre nel parco del castello (bello davvero, un castello da favola), giocava a moscacieca, a muffarialzo, a pallavvelenata, a mazzapicchio, e rideva felice e contenta come una principessa. Solo il singhiozzo non le passava mai ma ormai ci aveva fatto l’abitudine. E anche il re e la regina non ne erano troppo disturbati, era la loro unica figlia e nessuno avrebbe osato prenderla in giro, a quel tempo ci si metteva poco a far tagliare la testa a qualcuno troppo irrispettoso.
Ma gli anni passano anche per le principessine e anche lei diventò una principessa a tutti gli effetti, ossia un bel personale, una bella dote e quindi la necessità di un bel principe come marito. Ma qui cominciano i guai perché i primi pretendenti sentendola parlare in modo così saltellante a causa del perenne singhiozzo inventavano una scusa per tornarsene a casa e non si facevano più vedere.
Il re e la regina si resero conto che occorreva fare qualcosa e chiamarono il più importante cerusico del loro regno. Si presentò un ometto basso, capelli lunghi e bianchi, così come la barba, e grossi occhiali sul naso. Visitò la principessa, le auscultò la schiena, le fece tirare fuori la lingua, guardo con una grossa lente dentro gli occhi e dentro le orecchie ed infine sentenziò: il grave disturbo poteva essere curato con una dieta di due giorni a base di cipolle, da ripetere ogni due settimane.
La principessa, il re e la regina pensarono che due giorni non sono poi molti e quindi la poverina si chiuse in camera per due giorni, per non avere tentazioni, e mangiò la quantità prescritta di cipolle. Quando uscì dalla stanza corse dai genitori gridando di gioia “sono guarita, sono guarita”. Il re e la regina le andarono incontro a braccia aperte ma quando furono a portata di fiato fecero una faccia disgustata e si tapparono il naso senza abbracciare la poverina.
La cura per disintossicare funzionò ma tornò anche il singhiozzo e pure più forte di prima
Il re e la regina chiamarono allora il più importante cerusico del regno confinante a ponente. Si presentò un uomo alto alto e magro magro, capelli a scodella rossi rossi, come la barba, e grossi occhiali sul naso. Visitò la principessa, le scruto le orecchie, le fece fare dei piegamenti sulle ginocchia, guardò con una grossa lente dentro gli occhi e dentro il naso ed infine sentenziò: il grave disturbo poteva essere curato con una dieta di una settimana a base di fagioli, esclusivamente fagioli.
La principessa, il re e la regina pensarono che una settimana passa presto e quindi la poverina si chiuse in camera per non avere tentazioni, e mangiò la quantità prescritta di fagioli. E di nuovo, quando uscì dalla stanza corse dai genitori gridando di gioia “sono guarita, sono guarita”. Anche stavolta il re e la regina le andarono incontro a braccia aperte ma quando abbracciarono la figlia questa cominciò a fare una serie infinita di puzzette e allora fecero una faccia disgustata, si tapparono il naso e corsero via seguiti dal maggiordomo e dal gran ciambellano.
Per un po’ desistettero scoraggiati ma infine decisero di provare il più importante cerusico del regno confinante a levante. Si presentò un uomo grasso grasso, capelli a rasati, come la barba, e grossi occhiali sul naso. Visitò la principessa, le scruto le mani, le fece tossire, guardò anche lui con una grossa lente dentro gli occhi, dentro le orecchie e dentro il naso ed infine sentenziò:il grave disturbo poteva essere curato con una dieta di un mese a base di fragole, esclusivamente fragole.
La principessa, il re e la regina pensarono che una mese non passa poi così presto ma in fondo le fragole sono buone e neanche causano effetti disgustosi per l’odorato e quindi la poverina si chiuse in camera per concentrarsi meglio, e mangiò solo fragole per il periodo prescritto. Quando, dopo un mese, la principessa uscì dalla stanza corse dai genitori gridando di gioia “sono guarita, sono guarita”, il re e la regina le andarono incontro a braccia aperte un po’ circospetti ma si bloccarono guardandola in faccia: aveva il viso coperto di macchioline rosse, e anche le mani, tutto il corpo. La principessa si guardò allo specchio e per la delusione ricominciò a singhiozzare.
Per fortuna almeno l’effetto delle fragole passò dopo poco tempo, ma il problema non era stato risolto, e ancora qualche giorno e sarebbe giunto un pretendente da un paese lontano e ricchissimo. Questo principe del sud si era innamorato della principessa vedendola in ritratto, e sebbene non conoscesse nulla di lei né del suo paese era deciso a sposarla.
Tutti erano preoccupati ma il gran ciambellano ebbe una grande idea: organizzare per l’incontro tra la principesse e il suo pretendente un ballo a corte durante il quale tutti, ma proprio tutti dovranno fingere di parlare in hicchese, ossia parlare singhiozzando come se quella fosse la lingua del posto. E allora tutti, ma proprio tutti si impegnarono ad organizzare la cosa, anche perché non ne potavano più di quella storia, e facevano le prove tutti i giorni per imparare a parlare bene con il singhiozzo, addirittura il musico di corte inventò per l’occasione il ballo del singhiozzo.
Tutto andò alla perfezione: il principe straniero rimase stupito dal modo di parlare di quella strana gente, ma dopo un po’ si abituò e non ci fece più caso. La principessa era più bella che nei ritratti che aveva visto e lui era sempre più innamorato. Il re e la regina gli parlarono, in perfetto hicchese, della loro figlia così bella anche se così delicata per il clima del loro paese. Il principe straniero si offrì subito di sposarla e portarla a vivere nel suo paese. Il re e la regina decisero di non perdere un minuto e l’indomani mattina si celebrò il matrimonio, subito dopo i due sposi salutarono tutti e partirono per il sud.
Dopo qualche tempo arrivò una lettera della principessa ai genitori in cui annunciava che ormai non singhiozzava quasi più e il marito, al quale aveva raccontato che stava perdendo il suo accento originario, ne era davvero contento.
E aggiungeva che erano così felici che avevano deciso di avere due bambini, o forse tre.

martedì 26 maggio 2009

La lezione di mia zia sulla differenziata (= chella strunzata).

Ma tu te lo ricordi a sanghione?
Quello che girava a raccogliere i cartoni.
Passava con suo carrettino pieno pieno
Che se li andava a rivendere
E lo stracciarolo? Te lo ricordi lo stracciarolo.
Quello passava a raccogliere quello che buttavi,
che lui poi o lo aggiustava o recuperava i pezzi
oppure i materiali che ci stavano dentro.
La differenziata, che strunzata.
Lo l’abbiamo sempre fatta solo che non si chiamava così,
veniva naturale non c’era bisogno di chiamarla.
Poi si sono inventati il nome e il problema
E invece di risolvere il problema ce lo scaricano addosso a noi.
E certo siamo noi il problema no loro che non sanno fa niente.
Insomma la raccolta dei rifiuti differenziata
Noi già lo facevamo quarant’anni fa
Ed era naturale, nessuno si sforzava.
E perché si faceva?
Perché conveniva: se restituivi il vuoto te lo pagavano o avevi uno sconto. Perché non si può fare pure adesso?
E che ci vuole? Tu raccogli un chilo di plastica, lo porti dove fanno la raccolta e quelli ti danno 50 centesimi, un euro.
E che ci vuole dico io. Tutti questi disoccupati avrebbero qualcosa da fare invece di chiedere l’elemosina, la differenziata la faremmo per scelta e non per imposizione e magari si risolve pure il problema della mondezza.
I soldi per pagare quelli che portano i materiali raccolti? E tutti quelli che spendono per quei baracconi di società che dovrebbero fare la differenziata e invece te la fanno fare a te? Invece di darli a loro i soldi che se li magnano in mille modi, dalli a quelli che ti portano il chilo di plastica il chilo di cartone, il chilo di vetro. Allora si
La differenziata, che strunzata.

Io la prossima volta voto mia zia.

lunedì 18 maggio 2009

Dall’inviato speciale sul fronte interno

Faccia a faccia con il bancomat

L’incarico era chiaro: verificare il comportamento dei bancomat alla luce delle ultime notizie sulla crisi finanziaria. Mi sono recato al solito sportello. Ho deciso che l’approccio ideale fosse quello di un contegno normale, come nulla fosse successo. Il display del bancomat alternava tranquillamente schermate su servizi e pubblicità come nulla fosse. Con fare sereno infilo la tessera nell’apposita fessura,come da prassi. Schermata normale con richiesta di digitare il codice “assicurandosi di non essere osservati”. Con la tecnica sperimentata in anni di frequentazioni di questi videogiochi con vincita sicura, seppur illusoria, rispondo alla richiesta. Tutto a posto, il display mi mostra i servizi disponibili tra cui il prelievo. Siamo nella piena normalità, mi viene da pensare, ma un giornalista di inchiesta va fino in fondo e scelgo prelievo. Un momento di pausa in cui ho l’impressione di avvertire una leggera vibrazione nell’apparecchio mentre la scocca che lo riveste mi sembra diventare un po’ più fredda. Di nuovo mi appare la schermata con i servizi a disposizione. “Mmmm” mugolo perplesso, poi di nuovo scelgo prelievo. Stessa vibrazione e sensazione di freddo. Attesa. Finalmente la schermata in cui posso scegliere l’importo. Avverto le spalle che mi si rilassano le narici che si dilatano e,dentro di me, un senso di leggerezza. Con un accenno di sorriso e con una nonchalance di altri tempi digito l’importo: 250 euro , crepi l’avarizia.
La vibrazione che arriva dal bancomat mi fa temere un terremoto. Il video sfarfalleggia, rimane spento per qualche istante. Il mio viso vagamente riflesso nel vetro di protezione mi rimanda uno sguardo perduto. Quando il display si rianima compare la scritta “conferma l’importo?”. Si, certo. Di nuovo sullo schermo:
“Sicuro?”
Certo che sono sicuro, voglio prelevare 250 euro. Ancora qualche istante di buio, rumori strani arrivano dall’interno. Di nuovo una scritta sul display:
“Non le bastano 100 euro per oggi?”
No che non mi bastano, confermo le 250 euro.
“A che le servono tutti questi soldi?”
Saranno affari miei mi servono 250 euro e voglio prelevarne 250.
“Non sia esagerato. Gliene posso dare 110”
No, ormai sono deciso ne voglio almeno 225.
“Veniamoci incontro 120 euro per oggi”
200, non un euro di meno.
“Pensi anche agli altri, non sia egoista. Ne prenda 150”
Alla fine ci accordiamo per 175 euro.
In conclusione voglio rassicurare il mio direttore e tutti gli utenti del nostro giornale che la situazione e sotto controllo e i bancomat funzionano normalmente o quasi. Al prossimo servizio.

domenica 17 maggio 2009

RECENSIONE SUPERFICIALE 4

Solo critica superficiale
Solo analisi tegumentale
Causa carenza di mezzi
Messi a disposizione dal giornale
Valutare il libro dalla copertina
Recensire il film dalla locandina

Il video del serialkiller
Ennesimo prova cinematografica del pirla di turno che crede di diventare superman sparando alla gente, senza rendersi conto di essere rimasto il pirla che era. Per quanto ancora insisteranno?
Non capiscono che un minimo di basi sono fondamentali. il cinema è arte: non puoi cimentarti senza avere un minimo di consapevolezza del mezzo che intendi usare ne del linguaggio che gli è proprio. Devi studiare i classici da eisenstein a kubrick, devi farti due palle così nei cinema d’essai a vedere cento volte ladridibiciclette. Un minimo di struttura, ca..o! i testi poi, banali da morire. Il valore espressivo e il valore estetico di un opera si misurano a partire dalla consapevolezza e della conoscenza del linguaggio usato per arrivare al contenuto.
Questa è roba da trogloditi, si mettono con una pistola in mano e pensano di essere tarantino. Ma sparatevi subito piuttosto senza far perdere tempo agli altri.

sabato 16 maggio 2009

RECENSIONE SUPERFICIALE 3

Solo critica superficiale
Solo analisi tegumentale
Causa carenza di mezzi
Messi a disposizione dal giornale
Valutare il libro dalla copertina
Recensire il film dalla locandina

“UNA VITA DA MEDIANO”

rivisto per caso un pezzo di intervista
in cui il liga prendeva le distanze dal suo brano
qualcuno gli ha rinfacciato che un artista
non può lagnarsi di fare una vita da mediano.
sono rimasto di stucco
e non ho capito dov'era il barbatrucco.
A parte la cazzata sesquipedale
Che un artista narra solo di se e del suo vissuto
E non possa calarsi nei panni di quel tale
che magari ha incontrato anceh per un solo minuto.
Ma il brano in questione mi sembra interessante
anche per il testo non corretto politicamente .
in un gioco di squadra per la squadra si gioca
E mica puoi giocare con undici maradona
Ci vuole il gregagrio che fa il lavoro oscuro
che porta l'acqua al campione che combatte duro.
non gioca di fino ma senza il suo lavoro grosso
il rifonitore dovrebbe corre pure lui a più non posso
L’elite non scende in campo mai da sola
ha bisogno di lavora anche per lei
Cha cazzo hai da essere triste o ligabuo,
E ‘sto tono malinconico che mi pare un tradimento
che se col pallone fai il mediano
sul palco sei il centravanti…di sfondamento.

RECENSIONE SUPERFICIALE 2

Solo critica superficiale
Solo analisi tegumentale
Causa carenza di mezzi
Messi a disposizione dal giornale
Valutare il libro dalla copertina
Recensire il film dalla locandina

“CRONACHE DI NARNIA- IL PRINCIPE CASPIAN”

Ti punta il coltello alla gola
Vieni a vedere ‘sto film amico
Corri a compra’ il biglietto, vola!
il tipo il locandina sta un po’ accigliato
mentre ti fissa negli occhi
Oppure è solo preoccupato
che se il botteghino fa i “bocchi”
deve lascia perde il “rutilante mondo”
E andare a lavorare sul serio.
Lui, il leone giramondo
E tutto il cazzimperio.
Ci tengono a informarti
che in umbria hanno girato
verso Ternia o da quelle parti
buona parte di tutto il filmato
Evidentemente anche a questa produzione
arrivano finanziamenti dalla regione